June 10, 2009 da Cotta a puntino
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amore, torte, Guttalax, adolescenti, compleanno
Avvertimento: questa è una storia vera, come tutte le storie di Cotta a puntino.
Mamma: “Ciao, ti ha chiamato la madre di Vittorio per ringraziarti della torta di compleanno che gli hai preparato, dice che era buonissima”.
Il nasino lentigginoso di Lisa comincia a fremere, poi il tremito si estende alle labbra e alla fine la ragazza scoppia nella risata irrefrenabile e un po' petulante tipica di molti adolescenti.
Mamma: “Perché ridi? Era cattiva?”
“Non l'ho assaggiata veramente, – risponde Lisa, scossa da singulti di divertimento – perché mentre la preparavo ci ho versato dentro una boccetta di Guttalax.”
“Ma sei pazza! E poi non eri innamorata di Vittorio?”
“Sì, ma lui no”.
La madre guarda Lisa con un misto di disapprovazione e divertimento, Lisa non riesce a smettere di ridere.
May 21, 2009 da Cotta a puntino
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cena, amici, bugie, torte, crostate, matrimonio, amore
“Ti vengo a prendere tra mezz'ora e poi andiamo tutti a cena a casa di Enrico. Tu prepara una torta.”
Da parte di Alberto ordinare al telefono alla sua ragazza di fare una torta dandole solo trenta minuti di tempo, mi sembrava una prepotenza nei confronti di lei, ma anche uno sfoggio di potere fatto a nostro beneficio. Ci voleva dimostrare che la sua Marta, più vecchia di lui di sette anni, era la sua ancella ubbidiente, pronta ed eseguire qualsiasi capriccio. Non solo. Alberto voleva anche mettere in luce le eccezionali qualità di donna di casa di Marta, come se volesse giustificarsi davanti a noi amici di aver scelto una donna non brutta, ma decisamente scialba.
Comunque, mi dicevo, una torta in così poco tempo non si può fare. Marta la comprerà sicuramente in una pasticceria. Ma a quanto pare mi sbagliavo. All'ora prefissata la donna attendeva serafica sotto il portone reggendo in mano un involucro piatto e tondo avvolto da un panno di cotone candido.
“Ho fatto una crostata” - dichiarò.
“Caspita, sei un fulmine. Ma come hai fatto a fare così presto?” - domandai.
“Mi ha aiutato la mamma” - rispose lei con un sorriso modesto.
Poi mi passò la crostata per aiutarsi ad entrare nella macchina. Era fredda. Eppure non capii subito. Con tutte le miei forze non volevo credere che nel ventunesimo secolo ci fossero donne che fingevano di fare torte, che in realtà compravano. Tanto più che Marta lavorava e guadagnava anche più di Alberto.
Dopo cena però dovetti convincermi. La crostata era un tondo disegnato da Giotto, con strisce perfettamente simmetriche disposte su una gelatina che non somigliava per niente alla marmellata. E poi c'era quel sapore, quel retrogusto tipico non da crostata di pasticceria, proprio da crostata industriale.
Mi immaginavo Marta chiudere il telefono dopo laver parlato con Alberto. “Il signore vuole una torta? – si sarà detto aprendo la dispensa con un sogghigno – ed ecco la torta. Tiè”. Il tempo di toglierla dalla confezione di plastica e avvolgerla nel panno candido. E poi via a truccarsi.
Chissà se Alberto ha sospettato qualcosa. Forse no, perché dopo qualche mese ha chiesto a Marta di sposarlo. Al contrario, forse sapeva benissimo che Marta non aveva fatto nessuna crostata, ma in fondo le era grato per avergli fatto fare bella figura con gli amici. D'altra parte è risaputo che la base di un matrimonio riuscito non è la sincerità.
April 8, 2009 da Cotta a puntino
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amore, cibo, ricordi, "ristorante cinese"

È strano come le parole germoglino anche a distanza di decenni.
Avevamo solo 15 anni e io l'avevo lasciato senza rifletterci molto, come si fa spesso a quell'età. Mi aspettavo una reazione indifferente, invece lui mi aveva guardato con rabbia e mi aveva sputato in faccia le seguenti parole: "E io che per accompagnare te sono andato tre volte al ristorante cinese che mi fa schifo!"
"Bastava dirlo" risposi io, un po' divertita e un po' mortificata. Poi sono passati gli anni, ho avuto altri fidanzati, mi sono seduta a tavola con madri e figlie, coppie di sposi, triangoli di amanti e gruppi di colleghi. Li ho sentiti litigare, farsi moine e mentirsi tra un boccone e l'altro. Per tanto, tanto tempo. Poi all'improvviso mi è tornata in mente la frase di quell'adolescente abbandonato e ho capito che il vero amore si misura a tavola. Ed è di questo che vi parlerò, molto presto.
