May 4, 2010 da Simone Cossu
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agricoltura biologica, OGM, cibo OGM, cibo biologico
Da anni seguo con attenzione il sito salmone.org e la sua evoluzione. E' nato come un blog che raccoglieva articoli in cui si parlasse di organismi geneticamente modificati (OGM) e biotecnologie. Mano a mano che cresceva sono aumentati i collaboratori ed è diventato un vero giornale online con diverse rubriche tematiche.
Mentre all'inizio il dibattito era molto focalizzato su aspetti tecnici delle problematiche degli OGM, oggi tende a spostare il punto di vista anche sulle conseguenze sociali e sulle motivazioni economiche di chi si oppone all'uso degli OGM in agricoltura.
In particolare Antonio Pascale e Fernando Di Chio, due degli autori, hanno scritto una serie di articoli che sfatano il mito del naturale=più buono. Invito tutti a seguire salmone.org in generale, però in questo mio intervento mi limito a proporvi uno specifico articolo la cui lettura secondo me raggiunge l'obiettivo di porci le giuste domande di fronte alla questione dell'agricoltura biologica.
Noi amanti della buona cucina a volte possiamo commettere l'errore di pensare che il marchio biologico sia un segno di qualità del prodotto che compriamo. Ma non solo questo è falso, ma quel prodotto è anche il risultato di un'agricoltura fondamentalmente inefficente.
Di seuito il link per leggere l'articolo di Fernando Di Chio "Ma quanto conviene la lotta biologica?".
Buona lettura a tutti.
September 22, 2009 da Guido Fusco
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Luca Simonetti, un avvocato contrattualista, con interessi filosofici alimentari, ha scritto un saggio sull’ideologia di Slow Food che da club di ghiottoni diventa l’ideologia che decide ogni gesto della nostra giornata. Un movimento che avversa la scienza e le produzioni industriali e dimentica di fare i conti di quanto costa riscaldare le serre per mangiare a chilomentri zero (o tenere i capannoni refrigerati per faarci mangiare mele e pere tutto l’anno).
Una riscrittura della favola della cicala e della formica in cui la cicala ha molto tempo e va molto Slow godendosi la vita, mentre la formica ha poco tempo e si affanna temendo il futuro. Per quanto durerà l’estate della cicala?, ma sopratutto quante e chi sono le cicale?
(Scarica la versione pdf)
May 26, 2009 da Guido Fusco
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Non possedendo la vena poetica di Fiammetta (madre) e del buon Luca Bolondi, parafrasando Newton, salgo sulle spalle dei giganti per vedere lontano. Il gigante in questione è Edoardo De Filippo.
Dint' 'a butteglia
Dint' 'a butteglia
N'atu rito 'e vino
è rimasto...
Embè
Che fa m' 'o guardo?
M' 'otengo a mente
e dico:
"me l'astipo
e dimane m' 'o bevo?"
Dimane nun esiste.
E 'o juorno prima
Siccome se n'è gghiuto,
manco esiste.
Esiste sulamente
stu momento
'e chisto rito 'e vino int' 'a butteglia.
E che faccio,
m' 'opperdo?
Che ne parlammo a ffa!
Si m' 'o perdesse
Manc' 'a butteglia me perdunnarrìa.
E allora bevo....
E chistu surz' 'e vino
Vence 'a partita cu l'eternità!
April 25, 2009 da Guido Fusco
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Applicazione disponibile nell’AppStore (prezzo di 7,99 euro), è di fatto il database del vino italiano più grande del mondo per iPhone/iPod Touch. Questa applicazione vi permetterà, infatti, di consultare oltre 25.000 vini, selezionati dal Gambero Rosso, fra rossi, bianchi, rosè e bollicine. Il vino potrà essere selezionato per nome, regione, tipologia, annata, produttore, prezzo e N° di bicchieri con i quali è stato premiato nel corso degli anni.
In Gambero Rosso Wine sono disponibili, inoltre, le descrizioni di tutte le denominazioni d’Italia. E se tra i 17.000 vini ce ne sono alcuni che preferite in particolar modo, potrete aggiungerli nella sezione “Preferiti” dell’applicazione per scoprirne le caratteristiche in maniera più approfondita. Gambero Rosso Wine è un’applicazione davvero ben fatta, sia dal punto di vista grafico che dal punto di vista dei contenuti. Il prezzo è piuttosto elevato ma i veri amanti del vino sapranno apprezzare ciò che l’applicazione offre.
April 21, 2009 da Guido Fusco
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Giovedì 23 aprile 2009, al Centro Congressi fridericiano di via Partenope, 36, alle 20.30, per il Ciclo di incontri "Come alla Corte di Federico II, ovvero parlando e riparlando di scienza", Luigi Moio, ordinario di Enologia presso la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, parlerà di: "Il Vino sotto il naso: molecole e percezione".
April 21, 2009 da Simone Cossu
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film, cinema, ristorante, "blues brothers"
Ho letto oggi sull'espresso online questo articolo e credo possa interessare:
Ecco gli Oscar della cucina
A Londra la lunga notte della premiazione per la classifica dei 50 migliori ristoranti al mondo. Si conferma in vetta Ferran Adrià ma le modifiche alle regole di voto producono una mezza rivoluzione. L'Italia piazza sei ristoranti al vertice - uno in più del 2008 - con l'exploit di Massimo Bottura dell'Osteria La Francescana di Modena che entra tra i migliori piazzandosi al 13° posto
March 10, 2009 da Guido Fusco
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Cari amici e amiche di TasteFace,
siamo felici che la nostra comunità di enogastronauti cresce sempre di più. Questa crescita ci impone a noi dello staff, un impegno sempre maggiore affinchè le vostre aspettative siano sempre soddisfatte. A tale scopo abbiamo fatto delle modifiche importanti alla piattaforma. Di seguito l'elenco:
1. Abbiamo cercato di migliorare i messaggi di testo nella Home Page delle attività tue e dei tuoi amici, affichè siano più comprensibili ( ad es: quando si scirve un articolo nel Blog, quando si scrive un nuovo gruppo, quando si internviene nei Forum dei gruppi con propri topics);
2. Abbiamo iniziato ad inserire una serie di aiuti in linea nelle varie sezioni, che vi aiuterannno ad orientarvi meglio nelle varie pagine. Tali aiuti sono riconoscibili con dei box dallo sfondo rosa;
3. Abbiamo inserito la chat in TasteFace che troverete nel menù superiore. Una volta entrati, se ci sono altri utenti in chat potete dialogare in tempo reale con loro (anche in privato);
4. Importante è il nuovo strumento che troverete clicando il tasto in Home Page "Personalizza questa pagina" Lo strumento "Le News di TastaFace" una volta inserito avrete sempre in primo piano tutte le news che noi dello staff proporremo senza dover invadere il Blog.
Un saluto a tutti voi
Lo staff
March 1, 2009 da Simone Cossu
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italia, cacao, cioccolatini, cioccolata
Dalla Svizzera all’Olanda, dalla Svezia al Belgio, ma anche zone della Spagna e alcune regioni di Italia. Vi voglio scrivere oggi una breve introduzione sul fantastico mondo della raffinazione del cacao. In particolare vi parlerò della tradizione pasticciera rivolta alla produzione dei cioccolatini artigianali.
Vorrei concentrare il discorso sulla madre patria, partendo dal Sud e risalendo verso le Alpi cercherò, seguendo la mia personale esperienza, di darvi un primo, marginale, quadro della tradizione nostrana nel mondo dei cioccolatini artigianali.
Questo ha un senso visto che “alla fine del XVIII secolo il primo cioccolatino in forma solida, come lo mangiamo oggi, fu inventato a Torino da Doret” (wikipedia). Insomma la diffusione della cioccolata è iniziata in Spagna alla fine del 1500 e poi si è estesa in Europa nel secolo successivo, però esclusivamente nella preparazione di bevande a base di cacao. La preparazione della cioccolata come cibo solido, prima in tavolette poi in varie forme, è una conquista del XVIII secolo e l’idea del cioccolatino è piemontese.
Chiaramente ci sono grandi scuole della raffinazione del cacao soprattutto in Svizzera (dove hanno inventato il cioccolato al latte e le macchine per la produzione industriale) ed in Olanda (dove hanno strappato alla Spagna il dominio del mercato del cacao dalle americhe accelerandone la diffusione e dove si sviluppò la tecnica per ottenere il burro di cacao).
Ma il discorso diventerebbe lungo e dispersivo, mi concentrerò quindi sul cioccolatino artigianale italiano o meglio ciò che ritengo cadere in questa categoria di prodotto regione per regione. Dalla Calabria alla Campania, dalla Toscana all’Umbria, fino al Piemonte cercherò di dare una prima breve panoramica dei prodotti tipici in questo campo.
Il sud Italia non ha una vera tradizione in questo senso eccezion fatta per Napoli. In Sicilia non esiste un tipo di cioccolatino quanto piuttosto un modo di preparare delle piccole tavolette con vaniglia famose come cioccolata Modicana. In Calabria invece rientra secondo me un pò nella logica del cioccolatino il fico secco ricoperto di cioccolata. Ma non si tratta di artigianato vero del cioccolatino.
Solo salendo in Campania si trovano prodotti più attinenti alla categoria da me individuata: troviamo infatti diverse fabbriche storiche che producono, tra l’altro, i così detti cioccolatini nudi. Proprio questo tipo di prodotti aprono verso l’artigianato che sperimenta e costruisce nuovi sapori variando il modo di farcire e inventando sempre nuove ricette e nuove associazioni di gusto. Una tradizione che pare sia stata trasmessa dall’occupazione catalana e che infatti ho ritrovato in numerose pasticcerie qui in Barcelona dove ora vivo.
Continuando a salire verso nord invece questo tipo di produzione si fa sempre meno tipica. Fa eccezione l’Umbria, dove nei dolci tipici si trovano alcuni esperimenti come i cioccolatini al tartufo oltre alle versioni industriali più famose come i Baci Perugina, di cioccolata fondente e pralina di nocciole. In Toscana ed Emilia benché ci sia una qualche produzione di cioccolata locale, ma non molto particolare, non ho trovato un artigianato del cioccolatino degna di menzione. Sarei felice di essere smentito. :-)
La Liguria non la conosco bene, ma pare ci sia una variante di una serie di cioccolatini classici, tipo i tartufi, alcuni pralinati, dei gianduiotti, il tutto di discreta qualità. Esiste anche una casa abbastanza antica di nome Venchi, ma sinceramente non conosco molto bene la regione. Prometto di colmare la lacuna!
Solo arrivando nel profondo nord e soprattutto in Piemonte si trovano tantissimi prodotti di questo campo ed una vera cultura ampia che viaggia dall’industriale all’artigianale. Il primo che viene alla mente è l’ottimo Gianduiotto, molto valido sia nella produzione industriale, di cui prediligo quello della Caffarel, sia nelle versioni di nudi delle varie piccole fabbriche. Ma ci sono anche i Cremini nelle tantissime varianti, il Cunese ripieno di Rhum e all’Alpino con crema liquorosa. A margine va detto che Ferrero, inventore della eccezionale Nutella e fondatore della famosa industria di cioccolato industriale, a parer mio con cioccolatini non di alta qualità, è appunto Piemontese. Insomma il Piemonte, e Torino in particolare, è una regione di riferimento per la cioccolata di qualità.
Infine tutto l’arco alpino ha una tradizione di cioccolata discreta passata attraverso i contatti con Francia, Svizzera e dominio austriaco. In trentino in particolare si trovano moltissime varianti di cioccolatini sfusi ripieni e lavorati in molteplici modi: pralinati, fondenti e al latte, nocciolati, cremosi e ovviamente ripieni di grappa! :-)
Mi fermo qui se non altro perché ho scritto troppo, ma mi piacerebbe approfondire alcune ricette classiche di cioccolatini o se qualcuno mi segnalasse famose varianti che ho dimenticato.
